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Ritorno a Sarajevo

Arriviamo in serata a Sarajevo proprio mentre è in corso il festival del cinema.
La città è piena di gente , difficile perfino trovare un posto per dormire.
Nessun migrante nella città tirata a festa.
Solo una massa chiassosa in cerca di un affare ai negozi di souvenir. Ogni ristorante è pienissimo. Penso a dove saranno confinate le persone in movimento, a loro sono sempre riservati spazi lontano dalle luci brillanti delle città, sempre relegate ai margini, sotto i ponti, dentro i campi , lontano dagli occhi del mondo.

La mattina seguente usciamo presto e cerchiamo il campo, vogliamo andare lì prima di passare da Kompas071 per consegnare quanto abbiamo portato per loro che ogni giorno aiutano e sostengono tutte le persone che qui arrivano dalla Serbia e dopo pochi giorni continuano la risalita della rotta balcanica, verso la Croazia e poi la Slovenia e l’Italia
Salvo pushback, salvo ritardi e respingimenti, arriveranno in qualche giorno alle porte dell’Europa .

Al campo troviamo subito alcuni ragazzi oltre la ferrovia. Escono alla spicciolata, prima 2/3 persone poi 6/7 e poi molte altre . Alla fine sono moltissimi .

Tutti hanno bisogno di qualcosa, qualcuno solo di parlare e soprattutto essere ascoltati. Iniziamo la distribuzione ,magliette, pantaloni, zaini, calzini , short. scarpe… , mille mani , mille voci differenti, linguaggi mescolati, confusi tra inglese, arabo , pasthu, urdo, iraniano, algerino …ogni ragazzo ha negli occhi un sorriso , una speranza, un sogno, una storia soltanto sua

M. viene dall’Afghanistan, ha 20 anni, ride e ci racconta il suo viaggio, le botte della polizia serba , il cibo buono del campo di Sarajevo, partirà tra pochi giorni verso l’Europa , vuole andare in Germania, chiede consigli, informazioni

Un ragazzo algerino è agitato, chiede dei pantaloni, delle magliette, non ha le scarpe, chiede i calzini.

Arriva un altro agazzo con le stampelle. Si è rotto una gamba cadendo da un ponte per attraversare il fiume tra la Serbia e la Bosnia. È sconsolato ma tra 10 giorni toglierà il gesso e potrà ripartire.

A. invece arriva dal Marocco e parla spagnolo. Ci racconta che è stato a Siviglia per un po’, poi deportato di nuovo in Marocco., Sin papel, mi dice.
Ora vuole tornare, forse in Spagna, forse in Portogallo, vedrà.

Un ragazzino con l’apparecchio ai denti ci guarda sorridendo, è giovane, giovanissimo. Penso che questa storia ignobile gli sta rubando gli anni migliori, quelli che dovrebbero essere spensierati, giocosi, liberi.

Un altri ragazzo ha un tatuaggio sul braccio con scritto freedom. Bellissimo gli dico e lui ride.

Quante anime immense in questa fogna , quanta vita in questi spazi lontano dagli occhi di tutti.
Finiamo la distribuzione solo quando il furgone è vuoto.
Non abbiamo più nulla per Kompas, ma siamo sicuri che capiranno, che è giusto così. Torneremo presto!!!!

Buona fortuna guys..

Speriamo di vederci presto in un modo differente…. inshallah….. ci ripetono … inshallah….

SemprePonti!!!! ❤️🏳️‍🌈🦋

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