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Casa Carla. Una casa per costruire futuro.

Bellissima serata, quella che ha inaugurato Casa Carla.

Una casa non è solo quattro mura: è progetto, cura, protezione, responsabilità, dolcezza, attenzione, rifugio, calore. Casa Carla vuole essere tutto questo, perché questi sono gli ingredienti per fare accoglienza. E vuole essere di tutti, perché nasce dalla collaborazione di tutti e da un’analisi che aveva — e ha — punti fermissimi:

obiettivo comune, L’ACCOGLIENZA; forze in campo, UMANITÀ; risultato, POSSIBILITÀ AL FUTURO.

Non serve altro se non la voglia di immaginare un mondo differente e il coraggio di crederci e costruirlo.

Un progetto semplice, concreto, necessario

Casa Carla, nel quartiere di Celadina, è destinata a persone che hanno documenti, hanno un lavoro, ma difficilmente riescono ad accedere a una casa. Perché per chi è straniero, in Italia, nulla è facile — nemmeno quando hai un contratto in mano.

Oggi la casa ospita quattro ragazzi.

Due arrivano dalla baraccopoli di San Ferdinando, braccianti agricoli sfruttati dalle nostre politiche del lavoro, quelle che pretendono manodopera a basso costo senza farsi domande su chi la fornisce e come vive. Oggi vivono a Casa Carla e hanno un lavoro regolare, con contratto, a Bergamo.

Un altro arriva dal centro di prima accoglienza per richiedenti asilo nato dalla collaborazione tra la Caritas Interparrocchiale di Ambivere e MesaPopular — un centro non istituzionale, costruito dal basso, sulla base della convinzione che l’accoglienza non si delega.

L’ultimo è arrivato grazie a una segnalazione della Comunità di San Fermo. Un ragazzo meraviglioso, muratore, che lavorava ma non trovava casa.

Non è la soluzione. È una goccia. Ma è una goccia importante, che offre una possibilità concreta di vita e di futuro.

Una strada già tracciata: Casa Senza Confini ad Ambivere

Casa Carla non nasce dal nulla. Da oltre un anno la casa “Senza Confini” di Ambivere ospita cinque persone. Tutti hanno un lavoro. Uno di loro si sposerà a breve. Un altro sta cercando casa per andare a vivere con moglie e figlio. Altri ragazzi sono già passati di lì e ne sono usciti, perché hanno trovato la loro strada.

L’accoglienza umana non è un miraggio. È una scelta. Ed è possibile.

Perché si chiama Casa Carla

Il nome lo abbiamo scelto per ricordare la nostra carissima Carla, che a fine 2025 ci ha lasciato improvvisamente.

Carla credeva moltissimo in questo progetto: un progetto di dignità e di diritto, di speranza e di futuro. Ci abbiamo lavorato insieme, a lungo. Ricordiamo le sere a scrivere le basi operative, gli sviluppi, i sogni messi nero su bianco.

Ora la casa è aperta, così come Carla avrebbe voluto.

Grazie, Carla, per la tua determinazione e per la tua capacità di andare avanti, sempre, malgrado tutto.

Un appello

Se avete una casa sfitta, contattateci. Una casa può costruire una vita.

Ci proviamo a cambiare le cose, e questo progetto è solo l’inizio.

Grazie

Grazie alla Comunità di San Fermo, a Mani Amiche Onlus, alla Comunità Ruah, alle Veglie contro le morti in mare Bergamo, alla Caritas Interparrocchiale di Ambivere, e a tutte le persone che — ciascuna a modo suo — hanno reso possibile tutto questo.

E grazie, ancora, a Carla. Ovunque tu sia ora.

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